Vaso a potiche in ceramica maiolicata con decori in stile neorinascimentale, realizzata dalla MAP Mengaroni di Pesaro, Italia, 1900.
€440.00
Descrizione
MISURE:
Altezza: 34 cm ; Diametro: 22 cm ; Peso : 2,734 Kg
CONDIZIONI:
Ottime condizioni generali.
Descrizione dell’oggetto:
Meraviglioso vaso, potiche, in maiolica smaltata e vetrificata, interamente modellato a mano su tornio, decorato sempre a mano in pieno stile neorinascimentale, con decori a raffaellesche di fiori, foglie e frutta, su sfondo nero e tre animali centrali in blu, credo un gatto, un cane ed un drago. Anche il coperchio del vaso รจ interamente decorato a mano come il vaso e con due animali. Il vaso รจ firmato sotto la base con il marchio della manifattura Map di Mengaroni e con luogo di produzione “Pesaro”. Il vaso รจ databile nei primi decenni del XX secolo, tra il 1920 ed il 1930, e l’evidente patina, soprattutto sotto la base รจ perfettamente in linea con la nostra datazione.
Informazioni utili per la valutazione dell’oggetto:
Cercando su internet abbiamo visto che le ceramiche di Mengaroni si vendono, in media, da un minimo di 150-200 euro per le piรน semplici fino a 1.500-2.000 euro per le piรน belle e grandi. In particolare abbiamo trovato un vaso molto simile al nostro come tipo di lavorazione e decorazione sempre su fondo scuro, anche se per correttezza bisogna dire che รจ un pochino piรน bello del nostro perchรฉ leggermente piรน grande ed ha due belle grandi anse, comunque รจ stato proposto all’asta di Wannenes 315 del 2020 lotto numero 800 con una stima di partenza di 800-1.200 euro. Poi su 1stdibs ne abbiamo trovato una altro, sempre piรน grande del nostro, senza coperchio, con decorazione molto simile proposto a piรน di 3.000 euro. Poi un altro vaso potiche come il nostro con decori in azzurro e grande animale centrale venduto all’asta di Finarte numero 202 del 2023 lotto numero 177 a 1.290 euro, piรน diritti pagato piรน di 1.600 euro. Infine una semplice giardiniera proposta all’asta di Pandolfini 168 del 2015 lotto numero 5 con una stima di 300-400 euro, sempre piรน diritti d’asta. Questo per dare un’idea del valore del vaso che stiamo proponendo.
Informazioni su artista e/o manifattura:
Giร dipendente della manifattura ceramica pesarese “Molaroni”, nel 1908 Ferruccio Mengaroni si licenzia e allestisce un laboratorio di ceramica nella sua casa di viale Zara, a Pesaro. Nel 1914, in societร con Ettore e Aristodemo Mancini, Ferruccio Mengaroni apre una piccola fabbrica, la “Studio d’Arte Ceramica” in viale Trento 150, il cui marchio รจ costituito da una “F” in alto, dal simbolo grafico di un grifone, le lettere “S.D.C.A.”, la scritta Ferruccio Mengaroni e A.M. Pisaurum, a volte accompagnata dall’anno di esecuzione. Altri marchi della manifattura sono semplicemente “Ferruccio Mengaroni A.M.”, o solamente “F.M. & C.” La manifattura chiude nel 1920 per riaprire come “Maiolica Artistica Pesarese” (M.A.P.) e la produzione, dal 1920 in poi, รจ marcata dalle lettere M.A.P. con l’aggiunta del simbolo grafico del leone rampante che regge un ramo di cotogno antico simbolo della signoria degli Sforza e la scritta Pesaro. Nel 1920 la ditta pubblica un catologo con la riproduzione fotografica di alcune delle opere prodotte. Il 13 maggio del 1925 Ferruccio Mengaroni muore in un tragico incidente, durante l’allestimento delle sue opere presentate alla Biennale di Arti Decorative di Monza, ucciso sotto il peso di un enorme tondo in maiolica policroma, da lui realizzato, e raffigurante la testa di Medusa, ma la manifattura, condotta da Aristodemo Mancini, continua la sua produzione sotto la denominazione “A.M. Mengaroni & C.”. Negli anni successivi alla morte di Mengaroni le ceramiche della manifattura presentano sotto il solito simbolo grafico la scritta Made in Italy o Italia. Il 1932 vede, tra i collaboratori della manifattura, il giovane pittore Marcello Antonelli. Nel 1929 a causa della grave crisi economica la manifattura รจ costretta a ridimensionarsi, e l’anno successivo viene dichiarato il fallimento. Nel 1934 Elettro Mancini, in societร con Giulio Patrignani e Guido Andreani, rileva le quote societarie e riprende la produzione, marcandola con la scritta “M.A.P. e un asterisco”, che continua ininterrotta fino al 1944. Nel 1945 la fabbrica viene rilevata da un gruppo di dipendenti che la gestiscono, fino al 1949 sotto la direzione di Antonio Imperatori, sino al 1958, anno della chiusura definitiva. Tra gli artisti e i ceramisti che negli anni collaborano con la manifattura “M.A.P.” sono da ricordare Mario Filippucci, Achille Wildi, Renato Giavoli, Enrico Cardinali, Maria Mancini, Maria Antonietta Gallina, Ferruccio Fastigi, Violetta Giuliani, Guerino Bozzetti, Tonino Naponelli e Giannetto Serafini.




























































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