CIMA Deruta, attribuito a Nino Strada – Vaso in ceramica maiolica con decoro foglie di vite, Art Déco, 1900.
€439.00
Descrizione
MISURE:
Altezza: 20 cm ; Larghezza: 18 cm ; Profondità: 12 cm ; Peso: 0,975 Kg
CONDIZIONI:
Ottime condizioni generali.
Descrizione dell’oggetto:
Vaso in maiolica modellato interamente a mano su tornio, smaltato e decorato sempre interamente a mano con decoro a foglie di vite in leggero rilievo, realizzato con un’elegante imboccatura a bordo festonato e una silhouette svasata a balze digradanti. L’interno del manufatto è rivestito da una stesura di smalto lucido in una tonalità verde ramina (verde menta), che crea un sofisticato contrasto cromatico con l’esterno. Il vaso è databile intorno al 1940 ed è firmato sotto la base “Dervta” con numero di catalogo “16/9” (che identifica il codice della forma e la variante del decoro), riferibile al design del maestro Nino Strada (1904-1968) per il celebre Consorzio C.I.M.A. (Consorzio Italiano Maioliche Artistiche) di Deruta. L’uso della grafia classica in lettere capitali romane, con la lettera “V” al posto della “U”, era un espediente grafico universale molto diffuso nelle botteghe derutesi del secondo dopoguerra per richiamare la tradizione epigrafica antica. L’opera reca sul fondo il caratteristico marchio d’epoca “Dervta Italy”, tracciato a mano con un ductus grafico corsivo e sottile che la letteratura specialistica identifica inequivocabilmente con l’ultimo periodo di attività del consorzio, coincidente con la fase più matura della produzione d’autore e da esportazione sotto la guida di Nino Strada (come illustrato nelle foto subito sotto questa descrizione, con note storiche sulla manifattura ed alcuni dei marchi utilizzati tra cui il nostro, l’ultimo a destra). A confermarne ulteriormente la nostra attribuzione, vi è la presenza della sigla frazionaria “16/9”, un protocollo di codifica rigorosamente utilizzato dalla manifattura in quel preciso ventennio per identificare la corrispondenza biunivoca tra la foggia del corpo ceramico e lo specifico schema decorativo assegnato alla superficie. Dal punto di vista strettamente stilistico, il manufatto esprime al massimo grado la cifra estetica e l’intento programmatico con cui Nino Strada rinnovò il repertorio tradizionale umbro a cavallo tra gli anni Trenta e la fine degli anni Quaranta. La superficie è interamente mossa da una fitta e meticolosa texture graffita in verticale che, scalzando lo smalto, lascia emergere la tonalità naturale dell’argilla chiara sottostante, creando un piano materico vibrazionale di matrice Novecentista. Su questo sfondo rustico e geometrico spiccano, per contrasto, delle riserve ovali risparmiate dal graffito, concepite come veri e propri cammei modernisti. All’interno di queste campiture si stagliano foglie di vite stilizzate, giocate su una raffinata tavolozza cromatica bianco e verde acqua. Tale scelta iconografica e formale si distacca nettamente dal classicismo storicista e dagli arabeschi geometrico-rinascimentali tipici di altri maestri coevi della manifattura, come Alpinolo Magnini, consacrando l’oggetto come un pezzo da collezione di alto valore storico-artistico, ideale per documentare l’evoluzione del design d’arte in Italia.
Informazioni utili per la valutazione dell’oggetto:
Nelle foto, subito sotto questa descrizione, abbiamo messo alcune ceramiche realizzate dalla Cima di Deruta, tutte quotate a prezzi considerevoli, anche per vasi piuttosto piccoli, questo per dare un’idea del valore e dell’importanza di questa celebre manifattura italiana. Considerate che sono tutte aste piuttosto datate, dal 2007 al 2010, prezzi quindi che rapportati ad oggi considerando l’inflazione, sarebbero sicuramente più alti. Inoltre parliamo di tutte basi d’asta, prezzi quindi che potrebbero sempre salire durante il suo svolgimento ed a cui vanno sempre aggiunti i diritti d’asta del 25-30%. Il valore commerciale e collezionistico delle opere di Nino Strada invece, si attesta su livelli di grande interesse per il mercato del design del Novecento, riflettendo la duplice anima di un artista capace di eccellere sia nella ceramica d’avanguardia sia nella direzione di grandi manifatture. I suoi capolavori storici, in particolare le sculture in terracotta smaltata realizzate negli anni Trenta per la celebre manifattura “M.G.A.” dei Mazzotti ad Albisola o le plastiche monumentali esposte alle storiche Triennali di Milano, rappresentano pezzi di rara reperibilità museale e raggiungono quotazioni d’asta che oscillano con stabilità tra i 2.500 ed i 4.500 euro, con punte superiori per i lotti documentati in letteratura, di anche oltre 6.000€, questo per dare un’idea dell’importanza di questo artista. Per quanto riguarda invece i complementi d’arredo ed i vasi da parata realizzati per la C.I.M.A. di Deruta, il mercato riconosce un forte valore aggiunto proprio alle serie che recano le sue cifre stilistiche più innovative. Gli esemplari che presentano questo peculiare connubio tra la texture graffita e le riserve a cammeo con motivi fitomorfi si collocano stabilmente in una fascia di valore commerciale compresa tra i 300-400€ e i 500-700€, in base alle misure e alla complessità del decoro e della forma del pezzo.
Informazioni su artista e/o manifattura:
Nel 1925 Biagio Biagiotti fonda un consorzio di fabbriche di ceramica del centro Italia denominato “C.I.M.A.” (Consorzio Italiano Maioliche Artistiche) che riunisce insieme la “Società Maioliche Deruta” e la fabbrica di ceramiche moderne “La Salamandra”. Il consorzio di fabbriche, arricchito nel tempo dalla presenza di altre piccole manifatture della regione, si impone presto sul mercato nazionale ed esporta la produzione anche in alcuni paesi europei e nelle Americhe e chiude definitivamente nel 1955. La manifattura della C.I.M.A. (Consorzio Italiano Maioliche Artistiche), è stato insieme alla Rometti di Umbertide il fulcro della rivoluzione futurista e modernista della ceramica centro-italiana. Sotto la direzione di menti illuminate, la manifattura aprì i propri laboratori alle più audaci sperimentazioni dell’Aerocultura, collaborando con i massimi esponenti del Secondo Futurismo. La paternità estetica di questo vaso è da ricondurre alla genialità di Nino Strada (Milano, 1904-1968), scultore e designer milanese che collaborò intensamente con la C.I.M.A. a partire dal 1930. Strada rivoluzionò la produzione derutese introducendo forme plastiche rigorose ispirate al mondo delle macchine e della velocità futurista, nobilitandole con l’uso chimico dei lustri metallici argentei e giocando con l’ironico contrasto tra l’audacia delle strutture aerodinamiche e la delicatezza dei micro-decori floreali della tradizione antica. Nelle ultime foto, subito sotto questa descrizione, abbiamo messo nozioni storiche aggiuntive sulla manifattura per chi volesse approfondire, con molti dei marchi utilizzati tra cui il nostro, l’ultimo a destra.




























































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